E riprese il suo posto alla testa del suo squadrone, intantochè andava aumentandosi il tumulto attorno al Buitenhof.
Nel momento stesso in cui il popolo agognava il sangue di una delle sue vittime, non sapeva che l’altra, come se avesse furia di andare incontro alla sua sorte, traversava la piazza cento passi dietro i gruppi e i cavalli per portarsi al Buitenhof.
Infatti Giovanni de Witt scendeva di carrozza con un domestico e traversava tranquillamente a piedi la corte innanzi alla prigione.
Fecesi innanzi al carceriere, che già conosceva, dicendo:
— Buon giorno, Grifo; vengo a prendere mio fratello Cornelio de Witt, condannato, come tu sai, al bando, per condurlo fuor di città.
E il carceriere specie d’orso, intento ad aprire e chiudere la porta della prigione, avealo salutato e lasciato entrare nell’edifizio, le cui porte erano state dietro lui richiuse.
A dieci passi di distanza aveva incontrato una bella giovinetta dai diciassette ai diciotto anni, in costume frisone, la quale aveagli fatto un grazioso saluto; ed egli prendendola pel mento, aveale detto:
— Buon giorno, mia bella e buona Rosa; come sta mio fratello?
— Oh! signor Giovanni, rispondeva la giovinetta, non è il male che gli è stato fatto, che mi fa paura: il male fatto è passato!....
— Che temi dunque, mia bella ragazza?