La stanza è istorica; ma non perderemo il nostro tempo a descriverla per filo e per segno. Salvo un’alcova che era stata appositamente fatta per la signora Grozio, l’era una stanza da prigione come tutte le altre, forse un po’ più sfogata; cosicchè avevasi dalla finestra ferrata una incantevole veduta.

D’altronde l’interesse della nostra storia non è in un certo numero di descrizioni d’interni; e poi per Van Baerle la vita era tutt’altra cosa che un apparecchio respiratorio. Il povero prigioniero amava al di là della sua macchina pneumatica due cose, di cui soltanto il pensiero, questo libero viaggiatore, potevagli ormai fornire il fittizio possesso: un fiore e una donna, l’uno e l’altra da lui per sempre perduti.

Ingannavasi per bonomia il buon Van Baerle. Dio che avealo nel momento che andava al patibolo, riguardato col sorriso di padre, Dio riserbavagli nel seno stesso della sua prigione, nella stanza di Grozio, l’esistenza la più avventurata che sia mai toccata in sorte a un tulipaniere.

Una mattina stando alla finestra a respirare l’aria fresca, che saliva dal Wahal, e ad ammirare in lontananza dietro una foresta di cammini i molini di Dordrecht sua patria, vide dei piccioni volare in frotta, da quel punto dell’orizzonte, e appollaiarsi, spollinandosi al sole, sugli acuti comignoli di Loevestein.

— Que’ piccioni, disse tra sè Van Baerle, vengono da Dordrecht e conseguentemente vi debbono ritornare. Chi gli attaccasse un fogliettino sotto un’ala, correrebbe il rischio di far sapere le sue nuove a Dordrecht dove l’è pianto.

Poi dopo un momento di meditazione:

— Sta a me, soggiunse, a prenderne qualcuno.

Si è pazienti, quando si ha vent’otto anni e che si è condannati a una perpetua prigionia, che equivale giù per su a ventidue o ventitre mila giorni di reclusione.

Van Baerle pensando solo a’ suoi tre talli, — perchè questo pensiero batteva sempre nel fondo della sua memoria come batte il cuore nel fondo del petto, — Van Baerle, diciamo, pensando solo ai suoi tre talli, tese un aguato ai piccioni. Ei tentò quei volatili con tutte le risorse della sua cucina, otto soldi di Olanda (dodici di Francia) e a capo di un mese d’infruttuosi tentativi, prese alla fine una femmina.

Gli ci vollero due altri mesi per prendere un maschio; poi li mise insieme, e verso il principio dell’anno 1673, avendo fatto le uova, diede la via alla femmina, che fidando nel maschio che le covasse in suo luogo, se ne andò tutta gioiosa a Dordrecht col suo bigliettino sotto l’ala.