Ritornò la sera: aveva ancora il biglietto. Lo conservò così per quindici giorni; dapprima con grave sconcerto, poi con gran dispiacere di Van Baerle. Finalmente il sedicesimo tornò senza.
Ora Van Baerle indirizzava quel biglietto alla sua balia, la vecchia Frisona, e supplicava le anime caritatevoli che lo trovassero, di farlo a lei recapitare con la maggiore sicurezza e la maggior prontezza possibile.
Dentro a quel biglietto per la balia era un bigliettino per Rosa.
Dio che porta col suo soffio i semi di capperi sulle muraglie dei vecchi castelli, e con un poco di pioggia falli fiorire, Dio permise che la balia di Van Baerle ricevesse quella lettera.
Ed ecco come. Lasciando Dordrecht per l’Aya e l’Aya per Gorcum, Isacco Boxtel aveva abbandonato, non solo la casa sua, non solo il suo servitore, non solo il suo osservatorio, non solo i suoi tulipani, ma ancora i suoi piccioni. Il domestico, lasciato senza provvisione, cominciò dal mangiare quel poco che avea di risparmi, e poi si mise a mangiare i piccioni; il che questi vedendo, emigrarono dalla colombaia di Boxtel a quella di Van Baerle.
La balia aveva buon cuore, chè sentiva il bisogno di amare una qualche cosa. Ella fece stretta amicizia con quei piccioni venuti a chiederle ospitalità; e quando il servitore d’Isacco reclamò, per mangiarli, i dodici o quindici ultimi, come aveva mangiato i dodici o quindici primi, la buona donna gli offrì di comprarli pagando sei soldi d’Olanda all’uno.
L’era il doppio del valore dei piccioni; il perchè il servitore accettò con gioia il prezzo offerto.
La balia dunque trovavasi legittima padrona dei piccioni dell’invidioso; i quali erano mescolati con altri che nelle loro peregrinazioni visitavano l’Aya, Loevestein, Rotterdam, andando senza dubbio in cerca di biada di un’altra natura, di canape di un altro gusto.
Il caso, o piuttosto Dio, chè Dio solo ci vede a fondo, Dio permise che Cornelio Van Baerle avesse preso per l’appunto uno di quei piccioni.
Ne resultò che se l’invidioso non avesse abbandonato Dordrecht per seguire il suo rivale all’Aya sulle prime, e poi di seguito a Gorcum o a Loevestein, come si vedrà, non essendo que’ due luoghi separati che dalla giunzione del Wahal con la Mosa, il biglietto scritto da Van Baerle sarebbe caduto nelle sue mani e non in quelle della balia; di modo che il povero prigioniero, come il corvo del ciabattino romano, avrebbe perduto tempo e fatica, e noi, invece d’avere a raccontare i varii casi che simili a un tappeto a mille colori vanno a svolgersi sotto la nostra penna, noi non avremmo avuto a descrivere che una lunga serie di giorni, pallidi, tristi e cupi come il manto della notte.