— Potreste voi, mia cara Rosa, portarmi un po’ di terra del giardino, affinchè ne giudichi?
— Dimani.
— Ne prenderete all’ombra e al sole, affinchè io giudichi delle sue due qualità sotto le sue condizioni di asciuttezza e di umidità.
— Siate tranquillo.
— La terra scelta da me e modificata se ve n’è di bisogno, faremo tre parti dei nostri tre talli; voi ne prenderete uno che pianterete il giorno che vi dirò io, nella terra da me scelta; fiorirà certamente se voi lo custodirete secondo le mie indicazioni.
— Le eseguirò a puntino.
— Me ne darete un altro che io procurerò di allevare qui nella mia camera, onde così passare meno peggio l’intiere giornate, duranti le quali io non vi vedo. In quanto a questo, ve lo confesso, ci ho poca speranza, e preventivamente riguardo una tale sciagura come resultato del mio egoismo. Nonostante il sole mi visita di tanto in tanto; io trarrò artificiosamente partito da tutto, anco dal calore e dalla cenere della mia pipa. Infine terremo, o per dir meglio terrete in riserva il terzo tallo, nostra ultima risorsa nel caso che le nostre due prime speranze fossero mancate. In tal maniera, mia cara Rosa, è impossibile che noi non arriviamo a guadagnare i centomila fiorini di vostra dote, e a procurarci la suprema contentezza di vedere riuscire l’opera nostra.
— Ho inteso, disse Rosa. Dimani vi porterò della terra, e voi sceglierete la mia e la vostra. Quanto alla vostra mi ci vorranno molti viaggi perchè non ve ne potrò portare che poca alla volta.
— Oh! non c’è furia, mia cara Rosa; i nostri tulipani non devono essere interrati che di qui a più di un mese, cosicchè voi vedete bene che abbiamo del tempo d’avanzo. Solamente per piantare il vostro tallo seguirete tutte le mie istruzioni, eh?
— Ve lo prometto.