— Ebbene! tanto meglio! tanto meglio! ripeteva Grifo animandosi, l’ho distrutto, sì l’ho distrutto. Ogni qualvolta ricomincerete, e io da capo! Ah! vi avevo prevenuto, mio caro amico, che avreivi resa la vita dura.
— Maledizione! maledizione! urlò Cornelio tutto disperato, rivolgendo con le sue dita tremanti gli ultimi vestigi del tallo, cadavere di tante gioie e di tante speranze.
— Dimani noi pianteremo l’altro, mio caro Cornelio, disse sottovoce Rosa che comprendeva tutto l’immenso dolore del tulipaniere, e che gettò, cuore angelico, questa dolce parola come una goccia di balsamo sulla sanguinante ferita di Cornelio.
II L’amante di Rosa.
Rosa aveva appena rivolte queste parole di consolazione a Cornelio che s’intese per le scale una voce, che dimandava a Grifo come la fosse andata.
— Babbo mio, non sentite?
— Chi?
— Il signor Giacobbe vi chiama; l’è inquieto.
— Si è fatto tanto fracasso, che sarebbesi detto che questo sapiente mi assassinasse. Ah! si passa sempre qualche guaio con i sapienti!
Poi accennando col dito la scala a Rosa, soggiunse: