— Ho solamente a parlarvi del vostro tulipano, che è, lo so bene, la più grave vostra preoccupazione.
Rosa pronunziò queste poche parole con un accento ghiacciato che fece rabbrividire Cornelio.
Lo zelante tulipaniere non comprendeva mica ciò che nascondesse sotto il velo della indifferenza la povera ragazza sempre alle prese con la sua rivale, il tulipano nero.
— Ah! mormorò Cornelio, e batti e batti! Ma mio Dio! non vi ho detto, o Rosa, che io non penso che a voi, che eravate voi sola che io rimpiangeva, voi sola, di cui sento la privazione, voi sola che pel vostro allontanamento mi toglievate l’aria, il giorno, il calore, la luce, la vita insomma?
Rosa sorrise melanconicamente, e disse:
— Eh! il vostro tulipano ha corso un grave pericolo!
Cornelio si scosse suo malgrado, e lasciossi prendere al laccio, seppure egli era.
— Un grave rischio! esclamò tutto tremante; mio Dio! e quale?
Rosa riguardollo con dolce compatimento; sentiva che quello, che ella vorrebbe, era al di sopra delle forze di costui, e che bisognava prenderselo con quella sua debolezza.
— Sì, diss’ella; voi deste proprio nel segno; il pretendente, l’amoroso, quel Giacobbe non veniva mica per me.