— E per chi dunque? dimandò Cornelio con ansietà.

— Pel tulipano.

— Oh! fece Cornelio impallidendo a tal nuova più assai che non impallidì, quando Rosa ingannatasi aveagli giorni fa annunziato che Giacobbe venisse per lei.

Rosa vide quello spavento, e Cornelio si accorse alla espressione del di lei viso che ella pensava ciò che andiamo a dire.

— Oh! perdonatemi, o Rosa diss’egli; vi conosco e so la bontà e l’onestà del cuor vostro. Dio avvi donato il pensiero, il giudizio, la forza e il movimento per difendervi, ma al mio povero tulipano minacciato, Dio niuna di tali cose ha concesso.

Rosa non degnò di risposta questa scusa del prigioniero, e continuò:

— Dacchè quell’uomo, che mi aveva seguito in giardino, e che io aveva riconosciuto per Giacobbe, v’inquietava, e inquietava me più ancora, fissai dunque far ciò che mi diceste, il giorno appresso in cui vi vidi per l’ultima volta, e in cui mi diceste.....

Cornelio la interruppe:

— Perdono, ancora una volta, o Rosa! esclamò. Ciò che vi dissi ebbi torto a dirvelo; vi ho chiesto già perdono di quella parola fatale, e ve lo ridomando ancora. Non mi esaudirete mai?

— Il giorno appresso, riprese Rosa, richiamandomi alla mente tutto quello che mi avevate detto.... dell’astuzia da mettersi in opera per assicurarmi, se me o il tulipano seguisse quell’odiosa creatura....