— Me? dimandò Rosa; e mi obbliga a che?
— A non potervi maritare prima di tutto.
Ella sorrise dicendo:
— Ah! ecco come siete tiranni voialtri. Voi adorate una bella: non pensate che a lei, non sognate che lei; siete condannato a morte: andando al patibolo le consacrate il vostro estremo sospiro, ed esigete da me povera meschina il sacrifizio de’ miei sogni, della mia ambizione.
— Ma di qual bella mi parlate voi, o Rosa? disse Cornelio cercando, ma inutilmente, nelle sue rimembranze una donna alla quale Rosa potesse fare allusione.
— Della bella nera, signore, della bella nera dalla forma svelta, dal piè sottile, dalla testa dignitosa. Parlo del vostro fiore, non mi capite?
Cornelio sorrise.
— Bella immaginaria, mia buona Rosa, mentre voi, senza contare il vostro amoroso Giacobbe, o per dir meglio, il mio, voi siete attorniata di partiti, che vi fanno la corte. Rammentatevi, o Rosa, ciò che mi avete detto degli studenti, degli officiali, dei commessi dell’Aya? Ebbene! a Loevestein non sonvi commessi, officiali, studenti?
— Oh! ve ne sono, e come! disse Rosa.
— Che scrivono?