— Sicuro.

— E ora che sapete leggere....

E mandò un sospiro, pensando, che Rosa doveva a lui, povero prigioniero, il privilegio di saper leggere i bigliettini amorosi, che ella riceverebbe.

— Ma, signor Cornelio, mi pare, disse Rosa, che leggendo i bigliettini, che mi sono scritti, e adocchiando li zerbini, che mi fanno la ronda, io non faccia che seguire le vostre istruzioni.

— Come le mie istruzioni?

— Già, le vostre istruzioni! Fate lo scordato, continuò Rosa, sospirando la sua volta, fate voi lo scordato del testamento scritto da voi sulla Bibbia del signor Cornelio de Witt? Non me ne scordo mica io; perchè ora che so leggere, lo rileggo tutti i giorni, e non una, ma spesso due volte. Ebbene! In quel testamento voi mi ordinate di amare e di sposare un bel giovine da ventisei ai ventotto anni. Io lo cerco questo giovine; e siccome tutta la giornata la consacro al vostro tulipano, bisogna bene che mi lasciate la sera per trovarlo.

— Ah! Rosa, il testamento è fatto nella previsione della mia morte, e grazie al cielo io sono vivo.

— Ebbene! dunque non cercherò più il ben giovine dai ventisei ai ventotto anni, e verrò a veder voi.

— Brava, Rosa! sì, sì; venite!

— Ma a una condizione.