Egli era d’altronde vestito semplicemente e senza armi apparenti; il braccio magro ma nerboruto, la mano scarna ma bianca, sottile, aristocratica, appoggiavasi non al braccio ma alla spalla di un officiale, il quale col pugno sulla spada dal momento in cui il suo compagno erasi mosso e avealo secolui trascinato, aveva osservato tutte le scene del Buitenhof con un interesse facile a comprendersi.

Giunto sulla piazza di Hoog-straat, l’uomo dal viso pallido spinse l’altro dietro un uscio aperto, e fissò l’occhio sul palazzo comunale.

Alle grida forsennate del popolo le finestre dell’Hoog-straat s’apersero, e avanzossi un uomo per parlare con la folla.

— Chi comparisce al balcone? domandò il giovane all’officiale, accennando coll’occhio soltanto l’arringatore, che parlava molto commosso, che più che appoggiarsi, reggevasi al terrazzino.

— Gli è il deputato Bowelt, replicò l’officiale.

— Che uomo è questo deputato Bowelt? lo conoscete?

— Un buonuomo, per quello che so, mio signore.

Il giovine sentendo tale commendatizia del carattere di Bowelt fatta dall’officiale, fece un movimento sì strano di disapprovazione, di scontento sì visibile, che rimarcato dall’officiale affrettossi a soggiungere:

— Così si dice, mio signore. Quanto a me non posso nulla affermare, non conoscendolo personalmente.

— Bravo, replicò colui, che era stato chiamato, mio signore; volevi dire buonuomo, o bravuomo?