Cornelio giunto sulla spianata cercò col guardo i suoi esecutori, e vide di fatti una dozzina di soldati assembrati a chiacchera; ma senza moschetto, senza essere a rango; condotta che parve a Cornelio indegna della gravità che presiede d’ordinario a consimili avvenimenti.
Ad un tratto Grifo zoppicante, barcollante, appoggiato ad una gruccia, apparve fuori del suo guardiolo. Egli aveva acceso per lanciare un ultimo sguardo d’ira tutto il fuoco de’ suoi occhi grigi di gatto; e nel tempo stesso si mise a vomitare contro Cornelio una tale tempesta di abominande imprecazioni, che Cornelio dirigendosi all’officiale:
— Signore, disse, non credo sia ben fatto lasciarmi così insultare da cotest’uomo, e soprattutto in un momento simile.
— Datemi retta, rispose l’officiale ridendo, è ben naturale che questo bravuomo vi rampogni: pare che non lo abbiate conciato molto bene.
— Ma, signore, fu per sola difesa.
— Ohè! disse l’officiale dando alle sue spalle un movimento superlativamente filosofico; ohè! lasciategli almeno il fiotto libero: non ve ne vien nulla.
Un sudor freddo venne sulla fronte di Cornelio a questa risposta, che riguardava come una ironia che puzzasse di bestiale, per parte specialmente di un officiale che gli si diceva stare al fianco della persona del principe.
Il disgraziato comprese che non aveva più risorsa nessuna, non più amici, e rassegnossi.
— E sia, mormorò abbassando la testa; se ne fecero delle più acerbe a Cristo; e la mia innocenza non è alle mille miglia paragonabile alla sua. Cristo sarebbesi fatto battere dal suo carceriere, e non l’avrebbe battuto.
Poi rivolgendosi all’officiale, che pareva attendesse gentilmente, che egli avesse finito le sue riflessioni: