Del resto quella prigione, dove Rosa faceva scendere suo padre, e che chiamavasi la segreta, offriva ai due personaggi, che noi siamo forzati a lasciare per un istante, un sicuro asilo, non essendo conosciuta che dalle autorità, le quali alcuna volta faceanvi chiudere qualche gran colpevole, di cui si temesse una rivolta o una rapina.
Il popolo precipitossi nella prigione, urlando:
— Morte ai traditori! Cornelio de Witt alla forca! A morte! a morte!
IV
Il giovine così imbacuccato nel suo cappellone, sempre appoggiato al braccio dell’officiale, sempre asciugantesi la fronte e le labbra col suo fazzoletto, quel giovine in un canto del Buitenhof, incastrato nel vano di un arco di una bottega chiusa, solo riguardava immobile lo spettacolo che davagli quel furioso popolaccio, e che pareva avvicinarsi al suo svolgimento.
— Oh! disse all’officiale, io credo che abbiate ragione, o Van Deken, e che l’ordine firmato dai signori deputati, sia un vero ordine di morte di Cornelio. Sentite il popolo? Non ne vuol più sapere dei signori de Witt.
— In verità, rispose l’officiale, di clamori simili non ne ho mai sentiti.
— Bisogna credere che abbiano trovato la prigione di quel nostro uomo. Oh! guardate; non è quella la finestra della stanza, dov’è stato chiuso Cornelio?
Difatti un uomo abbrancava e scuoteva violentemente le sbarre di ferro che chiudevano la finestra del carcere di Cornelio, il quale egli aveva abbandonato dieci minuti innanzi.
— Urà! urà! gridò quell’uomo; non ci sta più!