Premessa di cui la scuola tulipaniera, la più esclusiva delle scuole, fece nel 1653 il seguente sillogismo:

È disprezzare Dio il disprezzare i fiori.

Più il fiore è bello, più disprezzandolo si offende Dio.

Il tulipano è il più bello di tutti i fiori.

Dunque chi disprezza il tulipano offende smisuratamente Dio.

Col qual ragionamento, si vede bene, se aiutato da cattiva volontà, i quattro o cinquemila tulipanieri di Olanda, di Francia e di Portogallo senza contare quelli del Ceylan, dell’India e della Cina, avrebbero messo l’universo fuori della legge e dichiarato scismatici, eretici e degni di morte più centinaia di milioni di uomini freddi pel tulipano.

Non v’è dubbio nessuno che Boxtel per simile cagione, quantunque nemico mortale di Van Baerle, non avesse militato sotto la medesima bandiera.

Dunque Van Baerle ottenne numerosi successi e fece parlare di sè tanto, che Boxtel disparve affatto dalla lista dei notabili tulipanieri dell’Olanda, e che la tulipaneria di Dordrecht fu rappresentata da Cornelio Van Baerle, modesto e inoffensivo sapiente.

Similmente dal fusto il più umile la gemma fa germogliare i rampolli i più superbi, e la rosa canina dai quattro pètali incolori dà vita alla rosa gigantesca e profumata. Così le case reali hanno preso qualche volta nascimento dalla taberna di un beccaio o dalla capanna d’un pescatore.

Van Baerle dedicato tutto ai lavori di semente, di piantagioni e di ricotte, carezzato da tutti i tulipanieri di Europa, non sospettava neppure per idea, che accanto a lui vi fosse un disgraziato tolto di piedistallo, di cui egli era l’usurpatore. Egli continuò le sue esperienze e per conseguenza le sue vittorie, e in due anni coperse le sue caselle di oggetti talmente maravigliosi, che nessuno mai, eccetto forse Shakspeare e Rubens, dopo Dio aveane tanti creati.