In questo momento vedevansi riflettere nei muri della branca di scala le alabarde dei soldati.

La nutrice alzò le braccia al cielo.

Quanto a Cornelio Van Baerle, bisogna dirlo a lode non già dell’uomo, ma del tulipaniere, la sua sola preoccupazione fu per i suoi inestimabili talli.

Cercò cogli occhi una carta dove involgerli, scòrse il foglio della Bibbia posato da Craeke, lo prese senza ricordarsi, tanto era grande il suo turbamento, donde gli fosse venuto, e involtandovi le tre cipollette, se le nascose in petto, aspettando. I soldati preceduti dal cancelliere entrarono in quel momento.

— Siete voi il dottore Cornelio Van Baerle? domandò il cancelliere, benchè lo conoscesse perfettamente; ma in ciò conformavasi alle regole della procedura; il che dava, come si vede, una somma gravità alla interrogazione.

— Son’io, messer Van Spennen, rispose Cornelio salutando gentilmente il suo processante; e voi ben lo sapete.

— Allora consegnateci le carte sediziose che voi nascondete.

— Le carte sediziose? ripetè Cornelio tutto sbalordito dell’apostrofe.

— Non fate lo stordito.

— Io vi giuro, Messer Van Spennen, riprese Cornelio, che io non so davvero cosa vi vogliate dire.