— Allora voltate la pietra dal lato interno della mano, povero ragazzo, perchè si sa che un cadetto di Guascogna non ritrova simili gioielli nello scrigno di sua madre.

— Voi dunque credete che io abbia qualche cosa da temere? domandò d'Artagnan.

— Vale a dire, giovane, che quegli che si addorme sopra ad una mina colla miccia accesa, deve riguardarsi, al vostro confronto, più sicuro di voi.

— Diavolo! disse d'Artagnan che cominciava ad inquietarsi del tuono di sicurezza con cui parlava il sig. de Tréville: Diavolo! e che cosa dovrò dunque fare?

— Prima di tutto star sempre in guardia. Il ministro ha la memoria tenace e la mano lunga, siate sicuro che vi giuocherà qualche brutto giuoco.

— Ma quale?

— Lo so io forse? non ha egli al suo servizio tutte le cabale del demonio? il meno che vi possa accadere è di essere arrestato.

— Come! si oserebbe arrestare un uomo al servizio di Sua Maestà?

— Perdinci! non si sono presi pena per Athos; in ogni modo, giovane pazzarello, credete ad un uomo che sta alla corte da trent'anni, non vi addormite nella vostra sicurezza, o sarete perduto. Anzi al contrario, e sono io che ve lo dico, temete un nemico dappertutto e in tutti. Se vi si muove contesa evitatela, fosse ancora un fanciullo di dieci anni che ve la muovesse; se veniste attaccato di notte o di giorno, battetevi sempre in ritirata senza alcun disonore; se traversate un ponte, esplorate prima l'assito per timore che una panca vi venga meno sotto i piedi; se passate davanti ad una casa che si sta fabbricando, guardate bene in aria per timore che non vi cada una pietra sulla testa; se ritornate a casa tardi la sera, fatevi seguire dal vostro lacchè, e che il vostro sia armato, semprechè possiate fidarvi dello stesso lacchè; diffidate di tutti, del vostro amico, e della vostra amica in particolare.

D'Artagnan arrossì.