— Sua Maestà mi ha fatto l'onore di accordarmi questa grazia.
— E ciò in presenza di testimoni? imprudente! tre volte imprudente!
— No, signore, rassicuratevi; nessuno ha veduto, riprese d'Artagnan.
E raccontò al sig. de Tréville come erano andate le cose.
— Oh! donne! gridò il vecchio soldato, io le conosco bene dalla loro immaginazione romanzesca; tutto ciò che sa di misterioso, è loro caro. Così avete veduto il braccio, e niente altro? voi potreste incontrare la regina che non la riconoscereste! ella potrebbe incontrar voi e non saprebbe chi voi siete.
— No, ma mercè questo diamante... riprese il giovane.
— Ascoltate, disse il sig. de Tréville, volete voi che io vi dia un consiglio, un buon consiglio, un consiglio da amico?
— Voi mi farete un onore, signore, disse d'Artagnan.
— Ebbene! ebbene! andate dal primo gioielliere che trovate, e vendetegli questo diamante per quello che vi darà; per quanto ebreo possa essere, voi ne ritroverete sempre ottocento doppie. Le doppie non hanno nome, giovinotto; e questo anello ne ha uno terribile, e che potrebbe tradire quello che lo porta.
— Io vendere questo anello? un anello che mi è stato dato dalla mia sovrana? mai! disse d'Artagnan.