— Confidatevi in me, signora, concedetemi questa fortuna, o mia regina, e io ritroverò il messaggiero.

— Ma bisognerà scrivere!

— Oh! sì. È indispensabile. Due parole della mano di Vostra Maestà e il vostro sigillo particolare.

— Ma queste due parole sono la mia condanna: il divorzio: l'esilio!

— Sì, se esse cadessero in mani infami! ma io garantisco che queste due parole saranno consegnate al suo indirizzo.

— Oh! mio Dio! bisogna dunque che io affidi la mia vita, il mio onore, la mia riputazione alle vostre mani!

— Sì! sì, signora, è necessario, ed io salverò tutto!

— Ma in che modo? ditemelo almeno?

— Mio marito è stato rimesso in libertà, che sono due o tre giorni; io non ho avuto ancora il tempo di rivederlo. Egli è un bravo ed onest'uomo che non ha nè odio nè amore per nessuno. Egli farà dunque tutto ciò che potrà, e rimetterà la lettera di Vostra Maestà all'indirizzo che gli verrà indicato, senza neppur sapere che ella viene da Vostra Maestà.

La regina prese ambe le mani della giovane con uno slancio di passione, la guardò come per leggere nel fondo del suo cuore, e non vedendo che sincerità nei suoi belli occhi, l'abbracciò teneramente.