I suoi occhi erano fissi sul piccolo padiglione posto all'angolo del muro, di cui tutte le finestre erano chiuse da persiane, eccettuatane una sola al primo piano.

A traverso di questa finestra risplendeva una dolce luce che inargentava il fogliame tremolante di due o tre tigli, che si innalzavano formando un gruppo al di fuori del palco. Evidentemente dietro questa piccola finestra, così graziosamente illuminata, la bella sig. Bonacieux l'aspettava. Un ultimo sentimento di pudore soltanto la tratteneva ancora, ma ora che erano suonate le dieci, la finestra stava per aprirsi, e d'Artagnan riceveva finalmente dalle mani dell'amore il premio della sua affezione.

Lusingato da questa dolce idea, d'Artagnan dal canto suo aspettò una mezz'ora senza alcuna impazienza, cogli occhi fissi sopra questo soggiorno, di cui dall'alto della finestra, d'Artagnan scuopriva una parte del soffitto coi bassi rilievi dorati, che facevano fede della eleganza del rimanente dell'appartamento.

L'orologio di Saint-Cloud suonò dieci ore e mezzo.

Questa volta, senza che d'Artagnan capisse il perchè, un brivido gli percorse le vene. Fors'anche il freddo cominciava ad investirlo, e prendeva per una impressione morale una sensazione del tutto fisica.

Gli venne quindi l'idea di aver letto male, e che l'appuntamento fosse per le undici ore soltanto.

Si avvicinò alla finestra, si pose ad un raggio di luce, cavò di saccoccia la lettera e la rilesse; egli non si era sbagliato, l'appuntamento era per le dieci ore.

Andò a riprendere il suo posto, cominciando ad essere molto inquieto per quel silenzio, e per quella solitudine.

Suonarono le undici ore.

D'Artagnan cominciò a temere che veramente fosse accaduto qualche cosa alla sig. Bonacieux.