Allora d'Artagnan divenne quasi insensato, corse sulla strada maestra, ritornò per quella via d'onde era venuto s'innoltrò fino alla barca, e interrogò il passatore.
Verso le sette ore di sera, il passatore aveva fatto traversare il fiume ad una donna, avvolta in un mantello nero, che sembrava avesse tutto l'interesse di non farsi conoscere; ma precisamente a cagione di tutte le precauzioni che prendeva, il passatore vi aveva fatta una maggiore attenzione, e si era accorto che essa era giovane e bella.
Quantunque allora, come in oggi, vi fosse una quantità di donne belle e giovani che andavano a Saint Cloud, e che avevano interesse di non essere riconosciute, pure d'Artagnan non dubitò un momento che non fosse stata la signora Bonacieux quella che il passatore aveva rimarcata.
D'Artagnan approfittò della lanterna del passatore per rileggere anche una volta il biglietto della signora Bonacieux e assicurarsi che non si era sbagliato, che l'appuntamento era realmente per le dieci ore a Saint-Cloud e non altrove, davanti al padiglione del sig. Estrées e non in altra strada.
Tutto concorreva a provare a d'Artagnan che i di lui presentimenti non lo ingannavano; e che era accaduta qualche gran disgrazia.
Riprese correndo la via del castello; gli sembrava che nella sua assenza potesse essere accaduto qualche cosa di nuovo, e che là lo aspettassero nuove informazioni.
Il viottolo era sempre deserto, e la stessa luce calma e dolce si spandeva dalla finestra.
Pensò allora d'Artagnan che quella cieca e muta capanna poteva parlare.
La porta del recinto era chiusa, ma egli saltò per di sopra alla siepe, e, ad onta dei latrati di un grosso cane alla catena, si avvicinò alla capanna.
Al primo colpo che battè, nessuno rispose. Lo stesso silenzio di morte regnava nella capanna come nel padiglione; però, siccome questa capanna era l'ultima risorsa, egli si ostinò.