Ben presto gli sembrò sentire nell'interno un leggero rumore, rumore di timore, e che sembrava esso stesso tremare per paura di essere inteso.

Allora d'Artagnan cessò dal battere, e pregò con un accento d'inquietudine e di promesse, di spavento e di lusinghe, in modo che la sua voce era atta a tranquillizzare il più pauroso. Finalmente, si aprì un vecchio sportello tarlato, o piuttosto si socchiuse, e richiuse subito dopo che il debole raggio di una lampada ebbe percosso sulla bandoliera, sulla guardia della spada e sulla incassatura delle pistole di d'Artagnan. Però, per quanto fu rapido il movimento, d'Artagnan ebbe il tempo di travedere la testa di un vecchio.

— In nome del cielo! diss'egli, ascoltatemi; aspettava qualcuno che non viene; io muoio d'inquietudine. Sarebbe accaduta qualche disgrazia nelle vicinanze? Parlate.

La finestra si aprì lentamente, e comparve di nuovo la stessa figura, solamente essa era più pallida ancora della prima volta.

D'Artagnan raccontò ingenuamente la sua storia fuorchè i nomi; gli disse come aveva un appuntamento con una giovanotta davanti a quel padiglione, e come, non vedendola venire, era salito sopra un tiglio, e al chiarore della lampada aveva veduto il disordine della camera.

Il vecchio lo ascoltò attentamente facendo segni che approvava il tutto; quindi allorquando d'Artagnan ebbe finito, egli alzò la testa con un aspetto che non annunziava niente di buono.

— Che volete dire? gridò d'Artagnan, in nome del cielo! sentiamo, spiegatevi.

— Oh! signore, disse il vecchio, non mi domandate niente: poichè se io vi dicessi quello che ho veduto, certamente non mi accadrebbe nulla di buono.

— Voi dunque avete veduto qualche cosa, in nome del cielo! continuò egli gettandogli una mezza doppia, dite, dite ciò che avete veduto, cd io vi do la mia parola da gentiluomo, che nessuna delle vostre parole escirà dal mio cuore.

Il vecchio lesse sul viso di d'Artagnan tanta franchezza e tanto dolore, che gli fece cenno d'ascoltare; e disse a bassa voce: