— E che disgrazia volete che mi accada?
— Il signor Porthos potrebbe prendervi per qualcuno della casa, e, in un movimento di collera, trapassarvi il corpo colla spada, o bruciarvi le cervella.
— Che cosa dunque gli avete fatto?
— Noi abbiamo chiesto del danaro.
— Ah! diavolo! capisco che questa è una domanda che Porthos, riceve sempre male quando non ha fondi, ma io so che deve averne.
— Questo è quanto abbiamo pensato noi pure, signore: e siccome l'albergo è ben regolato, e noi facciamo i nostri conti una volta la settimana, in capo ad otto giorni gli abbiamo presentato il suo conto, ma parve che scegliessimo un cattivo momento, poichè alla prima parola che abbiamo pronunciata sulla cosa, ci ha inviati a tutti i diavoli; è però vero che il giorno innanzi aveva giuocato.
— Come, egli aveva giuocato il giorno innanzi? e con chi?
— Oh! mio Dio! chi lo sa? con un signore ch'era qui di passaggio, e al quale aveva fatto proporre una partita.
— E così, il disgraziato avrò certamente perduto tutto.
— Perfino il suo cavallo, signore; perchè quando il forestiere è stato per partire, ci siamo accorti che il suo lacchè insellava il cavallo del sig. Porthos. Allora gli abbiamo fatto rispondere che eravamo facchini a dubitare della parola di un gentiluomo, che avendo egli detto che quel cavallo era suo, bisognava bene che fosse suo.