— Che volete, mio caro Porthos, non si può essere privilegiati in tutti i modi, disse d'Artagnan; voi sapete, il proverbio «disgraziato al giuoco, fortunato in amore» voi siete troppo felice in amore, perchè il giuoco non si vendichi; ma che importano a voi i rovesci della fortuna? non avete voi, furbo fortunato che siete, non avete voi la vostra duchessa che non potrà fare a meno di venire in vostro soccorso?
— Ebbene? vedete mio caro d'Artagnan, come mi opprimono le disgrazie, rispose Porthos coll'aria la più disinvolta; io le ho scritto d'inviarmi una cinquantina di luigi, di cui aveva assolutamente bisogno, vista la posizione in cui mi trovava...
— Ebbene?
— Ebbene! bisogna che ella sia nei suoi feudi, poichè non mi ha risposto!
— Davvero?
— No. Anzi ieri le ho rinviato una seconda lettera più pressante ancora della prima!.. Ma eccovi, mio carissimo, parliamo di voi. Io cominciava, ve lo confesso, ad essere in una certa inquietudine sul conto vostro.
— Ma il vostro albergatore si conduce bene con voi, a quanto sembra, mio caro Porthos, disse d'Artagnan, mostrando al malato le casserole, il secreter ed il comodino pieni di bottiglie vuote.
— Così, rispose Porthos, sono già tre o quattro giorni che l'impertinente mi ha mostrato il suo conto, e che io misi alla porta il suo conto e lui; dimodochè io sono qui a guisa di vincitore, in forma di conquistatore. Per cui, voi lo vedete, temendo sempre di essere forzato nella posizione, mi sono armato fino ai denti.
— Però, disse ridendo d'Artagnan mi sembra che di tempo in tempo voi facciate delle sortite.
E gli mostrava col dito le bottiglie e le casserole.