— E con chi è adunque?

— Col curato di Montdidier, e col direttore del collegio d'Amiens.

— Mio Dio! gridò d'Artagnan, il povero giovane sta dunque male?

— No, signore, al contrario; ma in seguito alla sua malattia, si è ravveduto ed ha deciso di lasciare il mondo.

— È giusto, disse d'Artagnan, aveva dimenticato che egli non è moschettiere che provvisoriamente.

— Il signore insiste sempre per rivederlo?

— Più che mai.

— Ebbene! il signore, non ha che a montare la scala a destra nel cortile, salire al secondo piano e portarsi al N. 5.

D'Artagnan si slanciò nella direzione indicata, trovò una di quelle scale esterne, come in oggi ne abbiamo qualcuna nei cortili delle vecchie osterie; ma non si giungeva così facilmente vicino al futuro abbate. L'entrata della camera d'Aramis era sorvegliata, nè più nè meno dei giardini d'Armida; Bazin faceva sentinella nel corridoio, e gli barricò il passaggio con tanta maggiore intrepidezza, ove dopo molti anni di pruova, Bazin si vedeva alfine vicino, a giungere a quel resultato che aveva sempre desiderato.

Infatti, il sogno del povero Bazin era sempre stato quello di un uomo lontano dagli affari mondani, e aspettava con impazienza il momento incessantemente traveduto nell'avvenire, ove Aramis getterebbe finalmente la casacca fra le ortiche per assumere un abito più sodo. La rinnovata promessa fatta ciascun giorno dal giovane, che in questo momento non poteva venir meno, lo aveva soltanto ritenuto al servizio di un moschettiere, servizio nel quale, diceva egli, non poteva fare a meno di dannarsi l'anima sua.