I due uomini neri salutarono a loro volta.

— Al contrario, rispose Aramis, il vostro avviso sarà prezioso; ecco di che si tratta. Il sig. direttore vorrebbe che sostenessi la mia tesi filosoficamente, mentre io bramerei meglio esporla oratoriamente.

— La vostra tesi! voi dunque fate una tesi?

— Senza dubbio, rispose il direttore, per l'esame di accettazione una tesi è di tutto rigore.

— L'accettazione! gridò d'Artagnan che non capiva niente, e dove dunque vi volete fare accettare?

— Al posto vacante di professore del collegio d'Amiens. Ora, continuò Aramis prendendo sul suo seggio la stessa posizione che se fosse stato sopra una cattedra, esaminando con compiacienza la sua bella mano bianca e paffuta, come una mano di donna, ch'egli teneva quasi sempre in aria per farne discendere il sangue; ora, come vi ho detto, il signor direttore vorrebbe che la mia tesi fosse una serie di sillogismi, mentre che io bramerei che fosse oratoria. L'argomento, sebbene non nuovo, si può trattare magnificamente in ambi i modi, eccolo: Non dantur effectus sine causa.

D'Artagnan, di cui noi conosciamo l'erudizione, non inarcò meno le sopracciglie di quello che aveva fatto alla sentenza del capitano Tréville, sul proposito del regalo che si credeva che d'Artagnan avesse ricevuto da Buckingham.

— Che è quanto dire, riprese Aramis per dargli una maggior facilità d'intendere, che non si dà effetto senza causa.

— Argomento ammirabile, fecondo delle più utili deduzioni e conseguenze! gridò il direttore.

— Ammirabile e filosofico, ripetè l'altro, ch'era circa della forza di d'Artagnan nell'intendere il latino, e aveva per massima di ripetere sempre come un eco le parole del direttore per non impegnarsi in discussioni.