— Disgraziato! gridò il direttore, aver dispiacere di lasciare il mondo, è lo stesso che aver dispiacere di lasciare il demonio.

— Questa è pure la mia opinione, disse il curato.

— Ma di grazia... riprese Aramis.

Desideras diabolum? disse il direttore.

— Avete rincrescimento a lasciare il diavolo? Ah! mio giovane amico, riprese il curato gemendo, non vi rincresca pel diavolo, sono io che ve ne supplico.

D'Artagnan piegava all'idiotismo; gli sembrava di essere in una casa di pazzi, e di esser vicino a divenir pazzo come quelli che vedeva.

Era però obbligato a tacersi per non sentirsi gettare in viso una sentenza latina che non avrebbe intesa.

— Ma ascoltatemi dunque, riprese Aramis con una gentilezza, dalla quale cominciava a trasparire l'impazienza. Io non dico che mi dispiace di lasciare il diavolo; no, io non pronuncierò mai questa frase: ma convenite che vi è poco merito a lasciare una cosa di cui si è compiutamente disgustati. Ho ragione d'Artagnan?

— Io lo credo bene, perdinci! gridò questi.

— Ecco dunque il mio modo d'argomentare ed il mio punto di partenza; è un sillogismo: il mondo non manca di attrattive, ma il volgere le spalle alle attrattive è un sacrificio: dunque io faccio un sacrificio.