— Un altro?

— Sì e magnifico! gridò l'oste.

— Allora, se ve n'è un altro più bello e più giovane, prenditi il vecchio, e portaci da bere!

— Di quale? domandò l'oste del tutto rasserenato.

— Di quello che sta nel fondo; ve ne restano ancora venticinque bottiglie, tutte le altre sono state rotte nella mia caduta. Portane sei.

— Ma quest'uomo è un fulmine, disse l'oste tra se; se resta soltanto qui altri quindici giorni, e che paghi ciò che beve, io riordino i miei affari.

— E non dimenticare, continuò d'Artagnan, di portarne quattro bottiglie dello stesso ai due Inglesi.

— Ora, disse Athos, mentre aspettiamo che ci portino del vino, raccontami d'Artagnan ciò che è accaduto degli altri; sentiamo.

D'Artagnan gli raccontò in che modo aveva ritrovato Porthos nel suo letto con una stravoltura, e Aramis ad una tavola con due filosofi. Mentre terminava, l'oste rientrò colle chieste bottiglie, e con un prosciutto che fortunatamente per lui era rimasto fuori di cantina.

— Sta bene, disse Athos riempiendo il suo bicchiere e quello di d'Artagnan, ciò è in quanto a Porthos ed Aramis; ma voi, amico mio, che cosa vi è accaduto personalmente?