D'Artagnan fece una fisonomia spiacevole.
— Vi dispiace forse? disse Athos.
— Sì, ve lo confesso, replicò d'Artagnan, questo cavallo doveva servire a farci riconoscere in un giorno di battaglia, era un pegno, un ricordo. Athos, voi avete avuto torto.
— Eh! amico mio, mettetevi al mio posto, riprese il moschettiere; io mi annoiava a morte; e poi, parola d'onore, io non amo i cavalli inglesi. Vediamo, se non si tratta che di essere riconosciuti da qualcuno, la sella e le briglie basteranno, sono abbastanza rimarchevoli. In quanto al cavallo noi ritroveremo qualche scusa per giustificare la sua sparizione. Che diavolo, un cavallo è mortale, mettiamo che al mio fosse venuto la morva o il cimurro.
D'Artagnan continuava ad essere corrucciato.
— Ciò mi fa dispiacere, continuò Athos, che sembriate essere tanto attaccato a questi animali, perchè io non sono ancora alla fine della mia storia.
— Che avete voi dunque fatto ancora?
— Dopo aver perduto il mio cavallo, nove contro dieci (vedete il colpo!) mi venne l'idea di giuocare il vostro:
— Sì, ma spero bene che vi sarete fermato alla sola idea.
— No, io l'ho messa in esecuzione sull'istante.