— Riposarmi? Oh! no, Athos. Subito che sarò a Parigi, mi metterò in traccia di quella povera donna.

— Ebbene! credete voi che il vostro cavallo vi sarà più utile in questo che i buoni luigi d'oro? prendete le cento doppie, amico mio, prendete le cento doppie.

D'Artagnan non aveva bisogno che di una ragione per arrendersi; questa gli parve eccellente. D'altronde, resistendo più lungamente temeva di comparire un egoista agli occhi di Athos. Accettò, dunque, e scelse le cento doppie che l'Inglese gli contò una sull'altra nel momento.

Quindi non si pensò più che a partire. La pace fermata coll'albergatore, oltre il vecchio cavallo di Athos, costò sei doppie. D'Artagnan e Athos presero i cavalli di Planchet e Grimaud; i due camerieri si misero in istrada a piedi, portando sulle loro teste gli arredi del cavalli perduti.

Per quanto fossero mal montati, i due amici presero ben presto un gran vantaggio sopra i loro lacchè e giunsero a Creve-Coeur. Di lontano scopersero Aramis malinconicamente appoggiato alla sua finestra guardando come mia sorella Anna la polvere dell'orizzonte.

— Olà! Eh! Aramis! che diavolo fate dunque là? gridarono i due amici.

— Ah! siete voi, d'Artagnan? siete voi, Athos? disse il giovane. Io pensava con quale rapidità se ne vanno i beni di questo mondo, il cavallo inglese, che si allontanava, e che scomparì fra un nembo di polvere, mi era un vivo simbolo della fragilità delle cose umane. La vita stessa può risolversi in tre parole: erat, est, fuit.

— In fondo, che cosa volete dire?... domandò d'Artagnan che cominciava a dubitare della verità.

— Ciò vuol dire che ho fatto una convenzione da imbecille. Sessanta luigi un cavallo che, dal modo con cui trotta, può fare cinque leghe l'ora.

D'Artagnan e Athos scoppiarono dalle risa.