— Mio caro d'Artagnan, disse Aramis, non lo abbiate troppo a male, ve ne prego; necessità non ha leggi. D'altronde, io sono il primo ad essere punito, poichè questo infame stoccatore mi ha rubato almeno cinquanta luigi. Ah! voi siete bravi economi, voi altri; voi venite sui cavalli dei vostri lacchè, e vi fate condurre a mano i vostri cavalli di lusso, dolcemente e a piccole giornate.

Nel medesimo istante, un furgone, che da qualche momento era spuntato sulla strada di Amiens, si fermò, e si videro uscire da questo Planchet, e Grimaud, colle loro selle sulla testa. Il furgone ritornava vuoto a Parigi, e i due lacchè si erano impegnati, mediante il loro trasporto, a mantenere il vetturale lungo tutto il viaggio.

— Che significa ciò, disse Aramis vedendo ciò che accadeva. Nient'altro che le selle?

— Capite voi ora? disse Athos.

— Amici, miei, ciò è esattamente quello che è accaduto a me. Io ho conservato gli arnesi per istinto. Olà! Bazin, portate i finimenti nuovi vicino a quelli di questi signori.

— E che avete voi fatto dei vostri dottori? domandò d'Artagnan.

— Caro mio, li ho invitati a pranzo l'indomani, disse Aramis; qui vi è del vino squisito; ciò sia detto passando; io li ho ubriacati alla meglio, allora il curato mi ha proibito di lasciare la casacca, ed il direttore mi ha pregato di farlo ricevere fra i moschettieri.

— Senza tesi, gridò d'Artagnan, senza tesi! io domando la soppressione delle tesi!

— Da quel momento, continuò Aramis, io vivo aggradevolmente. Ho cominciato un poema in versi di una sillaba, ciò è molto difficile, ma il merito in tutte le cose sta nella difficoltà. La materia ne è galante; io vi leggerò il primo canto; è composto di quattrocento versi, e dura un minuto.

— In fede mia, mio caro Aramis, disse d'Artagnan, che gustava i versi quasi quanto il latino, aggiungete al merito della difficoltà quello della brevità, e sarete sicuro che il vostro poema avrà almeno due meriti.