Porthos conservò un maestoso silenzio.

— È così che voi mi rispondete? Ahimè! capisco tutto.

— Pensate all'offesa che mi avete fatta, signora, essa è rimasta qui, disse Porthos posandosi la mano sul cuore e comprimendovela fortemente.

— Io la riparerò, vediamo, mio caro Porthos!

— D'altronde che cosa vi domandava io? rispose Porthos con una stretta di spalle pieno di bonomìa, un imprestito, nient'altro. Sopra tutto io non sono un uomo irragionevole. Io so che non siete ricca, signora Coquenard, e che vostro marito è costretto e succhiare il sangue dei poveri suoi clienti per ricavarne qualche scudo. Oh! se voi foste contessa, marchesa o duchessa, allora sarebbe un altro affare, e sareste imperdonabile.

La procuratrice fu punta.

— Sappiate, sig. Porthos, diss'ella, che il mio scrigno, quantunque sia lo scrigno della moglie di un procuratore, è forse meglio guernito di quello di certe principesse rovinate.

— Allora voi mi avete fatto una doppia offesa, disse Porthos sciogliendosi dal braccio della procuratrice; poichè se siete ricca, il vostro rifiuto non ha più scusa.

— Quando dico ricca, riprese la procuratrice che si accorse di essersi lasciata trasportare troppo lontano, non bisogna prendere la parola al piede della lettera. Io non sono precisamente ricca, ma ho tutti i miei comodi.

— Sentite, signora, disse Porthos, non parliamo più di tutto ciò, ve ne prego. Voi mi avete mal conosciuto; ogni simpatia è spenta fra noi.