Trovò Athos steso sopra un gran sofà, ove aspettava, come lo aveva detto, che il suo equipaggio fosse venuto a ritrovarlo.
Egli raccontò ad Athos quanto gli era accaduto, meno la lettera al signor de Wardes.
Athos fu consolato allorquando seppe che doveva battersi contro un Inglese. Noi abbiamo detto che questo era il suo trasporto.
Fu mandato a cercare sull'istante medesimo Porthos ed Aramis per mezzo dei lacchè, e furono messi al corrente della situazione.
Porthos cavò fuori la sua spada dal fodero; e si mise a squadronare il muro rinculando di tempo in tempo, e facendo delle pieghe come un ballerino. Aramis che lavorava sempre nel suo poema, si chiuse nel gabinetto di Athos, e pregò di non essere disturbato fino al momento di sguainare la spada.
Athos con un segno domandò a Grimaud un'altra bottiglia.
Fra se stesso d'Artagnan combinò un piccolo piano di cui vedremo in seguito l'esecuzione, e che gli prometteva una qualche graziosa avventura, come si poteva vedere dai sorrisi, che di tempo in tempo passavano sul suo viso, di cui rischiaravano il sogno.
CAPITOLO XXXI. INGLESI E FRANCESI
Venuta l'ora, si portarono coi quattro lacchè dietro al Luxembourg, in un recinto abbandonato alle capre. Athos regalò una moneta al capraio perchè si allontanasse. I lacchè furono incaricati di fare la sentinella.
Ben presto una truppa silenziosa si avvicinò allo stesso recinto, vi penetrò e raggiunse i moschettieri; quindi, secondo gli usi d'oltremare, ebbero luogo le presentazioni.