Il re chiamò il ministro.
— Ebbene! che significa questo, signor ministro? domandò il re con tuono severo.
— Ciò significa, sire, rispose il ministro, che non osava offrirli io stesso, ed ho adottato questo mezzo.
— Io ne sono tanto più riconoscente a Vostra Eccellenza, rispose Anna con un sorriso che provava che non si lasciava ingannare da questa ingegnosa galanteria, in quanto che sono certa che questi due puntali vi costano così cari da se soli, quanto gli altri dodici hanno costato a Sua Maestà.
Quindi dopo aver salutato il re ed il ministro, la regina riprese la via della sua camera, ove si era abbigliata, ed ove doveva svestirsi.
L'attenzione con la quale abbiamo dovuto seguire gli illustri personaggi introdotti in scena fino dal principio di questo capitolo, ci ha distratti un momento da quello al quale la regina Anna doveva l'inudito trionfo che aveva riportato sul ministro, e che confuso, ignorato, perduto nella folla, appoggiato a una delle porte, aveva osservata di là questa scena che non poteva esser compresa che da quattro persone soltanto, vale a dire il re e la regina, Sua Eccellenza e lui.
La regina era rientrata appena nella sua camera, e d'Artagnan si apparecchiava a ritirarsi, allora quando sentì toccarsi leggermente sopra una spalla; egli si voltò e vide una giovane donna che gli faceva segno di seguirla. Questa donna aveva il viso coperto da una maschera di velluto nero, ma ad onta di questa precauzione che, del resto, non era presa per lui ma bensì per gli altri, egli riconobbe nel medesimo istante la sua guida ordinaria, la leggiadra e spiritosa sig. Bonacieux.
Il giorno innanzi si erano appena veduti un momento presso lo svizzero Germano. D'Artagnan l'aveva fatta domandare. La fretta che aveva la giovane sposa di portare alla regina l'eccellente notizia del felice ritorno del suo messaggiero, fece sì, che i due amanti poterono cambiarsi appena qualche parola. D'Artagnan seguì dunque la sig. Bonacieux muto pel doppio sentimento, l'amore e la curiosità. Durante tutto il tragitto, ed a misura che i corridoi divenivano più deserti, d'Artagnan voleva fermare la giovane, prendersela, contemplarla, non fosse stato che per un istante; ma svelta come un uccello ella sguizzava sempre dalle sue mani, e quando egli voleva parlare, il suo dito, ricondotto avanti alla sua bocca con un piccolo gesto imperativo pieno di grazia, gli ricordava che egli era sotto l'impero di una potenza alla quale doveva ciecamente obbedire, e che gli proibiva perfino la più piccola lagnanza; finalmente, dopo un minuto e due giri e rigiri, la sig. Bonacieux aprì una porta e introdusse il giovane in un gabinetto del tutto oscuro. Là ella fece un nuovo segno di mutismo; e aprendo una porta nascosta dalla tappezzeria, le di cui aperture sparsero ad un tratto una viva luce, ella disparve.
D'Artagnan dimorò un istante immobile dimandandosi ove egli era, ma ben presto il raggio di luce che penetrava da questa camera, l'aria calda e profumata, che giungeva fino a lui, la conversazione di due o tre donne con un linguaggio rispettoso ad un tempo ed elegante; la parola di Maestà ripetuta più volte, gli indicarono chiaramente, che egli era in un gabinetto attiguo alla camera della regina.
Il giovane si trattenne nella parte oscura e aspettò.