— Questi tre moschettieri ci seguiranno, diss'egli a bassa voce, io non voglio che si sappia che sono uscito dal campo; e ordinando che ci seguano, noi siamo sicuri ch'essi non lo diranno a nessuno.

— Noi siamo gentiluomini, Eccellenza, disse Athos; domandateci dunque la nostra parola; e non abbiate alcuna inquietudine. Grazie a Dio, noi sappiamo custodire un segreto.

Il ministro fissò i suoi occhi penetranti sopra questo ardito interlocutore.

— Voi avete l'orecchio fino, signor Athos, disse il ministro, ma ora ascoltatemi: non è per diffidenza che io vi prego di seguirmi; i vostri due compagni saranno i signori Porthos ed Aramis?

— Sì, Eccellenza, disse Athos, nel mentre che i due moschettieri rimasti in addietro s'innoltravano col cappello in mano.

— Io vi conosco, signori, disse il ministro, vi conosco; io so che non siete del tutto fra i miei amici, e ne sono dispiacente; ma so d'altronde che siete coraggiosi e leali gentiluomini e che si può fidarsi di voi Signor Athos, fatemi dunque l'onore di accompagnarmi, voi e i vostri due amici, ed allora avrò una scorta da fare invidia a Sua Maestà, se lo incontriamo.

I tre moschettieri s'inchinarono fino sul collo del loro cavallo.

— Ebbene! sul mio onore, disse Athos, Vostra Eccellenza ha ragione di condurci seco: noi abbiamo incontrato sulla strada dei visi orribili, ed anzi nella osteria del Colombaio rosso abbiamo avuto una contesa con quattro di questi brutti visi.

— Una contesa! e perchè, signori? disse il ministro, io non amo le liti, voi lo sapete.

— È precisamente per questo che ho avuto l'onore di prevenire Vostra Eccellenza di ciò che è accaduto, poichè potrebbe saperlo da qualcun altro, e dietro un rapporto crederci in mancanza.