— E quale è stato il risultato di questa lite? domandò il ministro aggrottando il sopracciglio.
— Il mio amico Aramis, che qui vedete, ha ricevuto un piccolo colpo di spada nel braccio, cosa che non gli impedirà, come Vostra Eccellenza può vederlo, di montare all'assalto, se Vostra Eccellenza ordina la scalata.
— Ma voi non siete uomo da lasciar dare un colpo così, disse il ministro. Sentiamo, siate franco, signore, voi pure ne avete reso qualcuno: confessatevi; voi sapete che io ho il diritto di dare l'assoluzione.
— Io, Mio-signore, non ho neppure messo mano alla spada, ma ho preso pel corpo quello con cui avevo a che fare, e l'ho gettato dalla finestra; sembra che cadendo, continuò, Athos con qualche esitazione, egli si sia rotta la coscia.
— Ah! ah! fece il ministro, e voi signor Porthos?
— Io, Eccellenza, sapendo che il duello è proibito, ho afferrato una panca, e ho dato un colpo a uno di questi briganti, e credo di avergli rotta una spalla.
— Bene! disse il ministro, e voi signor Aramis?
— Io, Eccellenza, siccome sono di naturale dolcissimo, e che d'altronde, cosa che forse non sa Vostra Eccellenza, sono sul punto di ritirarmi dal mondo, io voleva dividere i miei camerati, quando uno di questi miserabili mi ha dato a tradimento un colpo che mi ha traversato il braccio; allora mi è mancata la pazienza, ho cavato io pure lo spada, e siccome egli ritornava alla carica, credo aver sentito che gettandosi sopra di me, se l'abbia fatta attraversare pel corpo; so solo che è caduto, e mi è sembrato che lo portassero via coi suoi due compagni.
— Diavolo! signori, disse il ministro, tre uomini fuori di combattimento per una quistione da bettola! voi non vi andate colla mano morta; e a proposito da che è nata questa querela?
— Questi miserabili erano ubriachi, disse Athos, e sapendo che vi era una donna, giunta poco prima nell'osteria, essi volevano forzare la sua porta.