— E ciò t'impedisce pure di farmi conoscere la seconda ragione?

— La seconda ragione, sig. cavaliere, riprese Ketty incoraggiata dall'espressione degli occhi del giovane, è che in amore, ciascuno pensa per se.

Allora soltanto d'Artagnan si ricordò le occhiate languide di Ketty, i suoi sorrisi e i suoi sospiri soffocati ogni volta che la incontrava; ma assorto dal desiderio di piacere alla gran dama, non aveva degnato la cameriera: chi va alla caccia dell'aquila, non si occupa dei rosignuoli.

Ma questa volta il nostro Guascone vide con un sol colpo d'occhio tutto il partito che v'era da ricavarsi da questo amore, che Ketty aveva confessato con tanta ingenuità. Intercettazione delle lettere dirette al conte de Wardes, intelligenza nella piazza, entrata libera in tutte le ore per la camera di Ketty, contigua a quella della padrona. Il perfido come si vede, sagrificava la povera giovanetta alla gran dama.

Frattanto suonò mezzanotte, e s'intese quasi nel medesimo punto il campanello della camera di milady.

— Gran Dio! gridò Ketty, ecco la mia padrona che mi chiama; partite, partite, presto.

D'Artagnan si alzò, prese il cappello, come se avesse volontà di obbedire, quindi aprendo prestamente l'imposta di un grande armadio, invece di aprir quella della porta, vi si cacciò dentro, in mezzo alle vesti ed ai pettinatori di milady.

— Che fate voi dunque? gridò Ketty.

D'Artagnan che nell'entrare aveva presa la chiave, si chiuse dentro al suo armadio senza rispondere.

— Ebbene! gridò milady con voce acre, dormite voi forse, che non sentite quando vi si chiama?