— E quale domandò il cavalleggero.
— Aspettate, disse il dragone, deponendo la sua sciabola come uno spiedo sui due grandi capifuochi di ferro che sostenevano le legna che ardevano nel camminetto, v'entro anch'io. Oste del malanno, presto una leccarda, che non abbia a perdere una goccia del grasso di questo stimabile volatile.
— Egli avere ragione, disse lo svizzero la grassa d'oca sta bona per gonfiture.
— Là, disse il dragone. Ora, sentiamo la scommessa. Noi siamo qui, signor Athos.
— Sì, la scommessa disse il cavalleggero.
— Ebbene! signor de Busigny, io scommetto con voi, che coi miei tre compagni, i signori Porthos, Aramis d'Artagnan ed io, anderemo a fare colezione sul bastione di san Gervasio, e che ci tratterremo là un'ora coll'orologio alla mano, che che possa operare il nemico per farci sloggiare.
Porthos e Aramis si guardarono; essi cominciavano a capire.
— Ma disse d'Artagnan accostandosi all'orecchio di Athos, tu vuoi farci ammazzare senza misericordia.
— Noi siamo molto più ammazzati se non andiamo, rispose Athos.
— Ah! in fede mia, signori, disse Porthos gettandosi indietro sulla sua sedia, e arricciandosi i baffi, ecco una bella scommessa, io spero.