— Ma dove andate a mangiare la colezione? disse l'oste.
— Che v'importa, disse Athos, purchè siate pagato?
E gli gettò maestosamente due doppie sulla favola.
— È necessario darvi il resto, mio ufficiale? disse l'oste.
— No; aggiungete soltanto due bottiglie di champagne, e la differenza sarà per le salviette.
L'oste non faceva un così buono affare come avea creduto sulle prime, ma si rifece mettendo ai quattro convitati due bottiglie di vino d'Anjou, invece di due bottiglie di vino di champagne.
— Signor de Busigny, disse Athos, volete regolare il vostro orologio col mio, o mi permettete di regolare il mio col vostro.
— A meraviglia, signore, disse il cavalleggiero cavando dalla sua saccoccia un bellissimo orologio circondato di diamanti; sette ore e mezzo diss'egli.
— Sette ore e trentacinque minuti, disse Athos; noi sapremo che il mio va avanti di cinque minuti, signore.
E, salutando gli assistenti stupefatti, i quattro giovani presero la strada del bastione san Gervasio, seguiti da Grimaud che portava il cesto senza sapere dove andavano, ma nella obbedienza passiva in cui era stato abituato, non pensava nemmeno a domandare. Fino a che i quattro amici furono nel recinto del campo, non dissero una parola; d'altronde erano seguiti dai curiosi, che conoscendo la scommessa fatta, volevano sapere come sarebbe finita; ma una volta che ebbero passata la linea di circonvallazione, e che si trovarono all'aria libera, d'Artagnan che ignorava affatto quello di cui si trattava, credè fosse giunto il tempo di poter domandare una spiegazione.