Questa volta una piccola truppa si avanzava, composta di venti o venticinque uomini; ma non era più composta di operai, erano puramente soldati della guernigione.

— Se noi ritornassimo al campo? disse Porthos, mi sembra che la partita non sia uguale.

— Impossibile per tre ragioni, rispose Athos: la prima è, che non abbiamo ancora finito di far colezione; la seconda è, che abbiamo a dirci ancora alcune cose d'importanza; la terza è, che mancava ancora dieci minuti all'ora della libertà.

— Vediamo, disse Aramis; bisogna almeno stabilire un piano di battaglia.

— È cosa semplicissima, disse Athos; tosto che lo inimico è a portata del nostro moschetto, noi faremo fuoco, se continua di farsi avanti, faremo nuovamente fuoco, fino a tanto che avremo dei fucili carichi; se quel che rimane della truppa vuol tentare un assalto, noi lasceremo allora gli assedianti discendere nella fossa e loro lasceremo cadere sulla testa questo gran masso di muro, che non si regge che per uno straordinario sforzo di equilibrio.

— Bravo disse Porthos; precisamente, Athos, tu eri nato per essere generale, e il ministro, che si crede un grand'uomo di guerra, è ben poca cosa al tuo confronto.

— Signori, disse Athos, non prendiamo oggetti doppii, vi prego: pigliate la mira bene; ciascuno sopra un uomo.

— Ho già la mira sul mio, disse d'Artagnan.

— Ed io sul mio, disse Porthos.

— Ed io pure idem, disse Aramis.