Aramis riprese la penna, si mise a riflettere di nuovo, e scrisse le seguenti linee, che sottomise subito all'approvazione dei suoi amici.

«Mia cara cugina.»

— Ah! ah! disse Athos, questa accorta persona è una vostra parente?

— Mia cugina germana, disse Aramis.

— Vada dunque per la cugina germana.

Aramis continuò:

«Mia cara cugina, Sua Eccellenza il ministro, che Dio conservi per la felicità della Francia, e per la confusione dei nemici del regno! è sul punto di finirla cogli eretici della Rochelle; è probabile che il soccorso della flotta inglese non giungerà neppure in vista della piazza; oserei quasi dire che sono certo che il signore de Buckingham sarà nell'impossibilità di partire, in conseguenza di qualche grande avvenimento. Sua Eccellenza è il più illustre politico dei tempi passati, dei tempi presenti, e probabilmente dei tempi futuri. Egli spegnerebbe il sole se il sole lo incomodasse. Date queste felici novelle a vostra sorella, mia cara cugina. Ho sognato che questo maledetto inglese era morto. Non mi sovvengo bene se era morto di ferro o di veleno; solamente ciò di cui sono sicuro, si è ch'egli era morto, e voi lo sapete, i miei sogni non m'ingannano mai. Assicuratevi dunque di vedermi ritornare ben presto.»

— A meraviglia! gridò Athos, voi siete il re dei poeti, mio caro Aramis voi scrivete come i migliori scrittori. Resta ora di mettere l'indirizzo a questa lettera.

— È facilissimo, disse Aramis

Piegò galantemente la lettera, la riprese e scrisse: