— Oh! voi l'amate sempre! disse Ketty, che non aveva mossi gli occhi un istante dal viso del giovane.

— No, Ketty, tu t'inganni; io non l'amo più, ma voglio vendicarmi del suo disprezzo.

Ketty sospirò.

D'Artagnan prese una penna, e scrisse.

«Signora, fin qui io aveva dubitato che non fossero diretti veramente a me i vostri due primi biglietti, tanto io mi credeva indegno di un simile onore.

«Ma oggi bisogna bene che io creda all'eccesso della vostra bontà, poichè non solo la vostra lettera, ma ancora la vostra cameriera mi affermano che ho la felicità di essere amato da voi.

«Verrò ad implorare il mio perdono questa sera a undici ore. Ritardare di un giorno, sarebbe ora ai miei occhi il farvi una nuova offesa.

«Colui che voi fate il più felice degli uomini

Questo biglietto non era precisamente falso; d'Artagnan non lo firmò, ma era un'indelicatezza; era anzi, sotto il punto di vista dei nostri attuali costumi, qualche cosa che si accostava all'infamia; ma in quell'epoca si avevano minori riguardi che non si hanno oggi. D'altronde, d'Artagnan per la propria confessione di milady, la sapeva colpevole di tradimento in affari più importanti, e non aveva per lei che una stima molto leggiera. Finalmente egli voleva vendicarsi della condotta di lei verso la signora Bonacieux.

Il piano di d'Artagnan era semplicissimo. Dalla camera della servente egli giungerebbe a quella della padrona; ivi avrebbe confuso la perfida, l'avrebbe minacciata di comprometterla con pubblico scandalo, ed otterrebbe da lei per mezzo del terrore tutte le informazioni che desiderava sopra la sorte della sua Costanza. Fors'anche la libertà della bella merciaia sarebbe stato il risultato di questa visita.