La signora Coquenard si portò tutta tremante al chiostro di S. Gloria, perchè indovinava i rimproveri ch'ivi l'aspettavano; ma ella era affascinata dalle grandi maniere di Porthos.

Tutto ciò che un uomo ferito nell'amor proprio può lasciar cadere d'imprecazione sulla testa d'una donna, Porthos lo lasciò cadere sulla testa incurvata della procuratrice.

— Ahimè! diss'ella, io aveva fatto tutto per lo meglio. Uno dei nostri clienti è mercante di cavalli; egli doveva una somma allo studio e si è mostrato recalcitrante; io ho preso questo mulo e questo cavallo per quello che ci doveva. Egli mi aveva promesso due cavalcature reali.

— Ebbene! s'egli vi doveva più di cinque scudi, il vostro cozzone è un ladro.

— Non è proibito di ricercare il buon mercato, sig. Porthos, disse la procuratrice cercando di scusarsi.

— No, signora, ma quelli che cercano il buon mercato debbono permettere agli altri di cercare degli amici più generosi.

E Porthos, girando sopra i suoi talloni, fece un passo per allontanarsi.

— Sig. Porthos! gridò la procuratrice, io ho torto, lo riconosco; non avrei dovuto mercanteggiare quando si trattava di equipaggiare un cavaliere come voi.

Porthos, senza rispondere, fece un passo di ritirata.

La procuratrice credè vederlo in una nube risplendente, tutto circondato da duchesse e da marchese che li gettavano dei sacchi d'oro ai suoi piedi.