Alla gran dama aveva data un'anima venale e perfida, alla cameriera aveva dato un cuore amoroso ed affezionato.
A dieci ore, milady cominciò a comparire inquieta: d'Artagnan indovinò benissimo che cosa voleva dire; ella guardava l'orologio a pendolo, si alzava, ritornava a mettersi a sedere, e sorridea a d'Artagnan in un modo che voleva dire:
— Voi certamente siete amabilissimo, ma voi sareste altrettanto obbligante se ve ne andaste.
D'Artagnan si alzò e prese il suo cappello; milady gli dette la sua mano a baciare. Il giovane sentì stringersi la sua mano e capì che questo era un sentimento, non di civetteria, ma di gratitudine per la sua partenza.
— Ella lo ama furiosamente! mormorò egli.
Quindi partì.
Questa volta Ketty non lo aspettava nè nell'anticamera, nè nel corridoio, nè sulla gran porta. Bisognò che d'Artagnan ritrovasse da se solo la sala e la piccola camera.
Ketty era assisa col viso nascosto nelle sue mani, e piangeva.
Ella intese entrare d'Artagnan, ma non alzò la testa. Il giovane andò a lei e le prese le mani, allora ella scoppiò in singhiozzi.
Come lo aveva supposto d'Artagnan, milady nel ricevere la lettera, che credeva fosse la risposta del conte de Wardes, aveva, nel delirio della sua gioia, confessato tutto a Ketty; quindi in ricompensa del modo con cui quella volta aveva eseguita la sua commissione, le aveva regalata una borsa.