Ketty rientrando in camera sua, aveva gettata la borsa in un angolo, ove era rimasta aperta, spargendo tre o quattro monete d'oro sul tappeto.
La povera giovane, alla voce di d'Artagnan, rialzò finalmente la testa. D'Artagnan fu spaventato dallo sconvolgimento del suo viso; ella congiunse le sue mani con un'aria supplichevole, ma non osò di dire una parola.
Per quanto fosse poco sensibile il cuore di d'Artagnan, si sentì intenerito da questo muto dolore; ma egli stava troppo attaccato ai suoi progetti, e soprattutto a questo, per non cambiar niente nel programma che aveva stabilito in antecedenza; egli non lasciò a Ketty alcuna speranza d'impedire la temeraria intrapresa che aveva risoluta; soltanto la rappresentò a lei per quello che realmente era, vale a dire come una semplice vendetta contro la civetteria di milady, e come l'unico mezzo che avesse avuto, dominandola colla paura di uno scandalo, di ottenere da lei le informazioni che desiderava sul conto della sig. Bonacieux.
Questo piano, del resto, diveniva tanto più facile ad eseguirsi, in quanto che milady, per dei motivi che ora non si possono spiegare, ma che sembravano avere una grande importanza, aveva raccomandato a Ketty di spegnere tutti i lumi nel suo appartamento, ed anche quelli nella camera della confidente.
In capo a pochi istanti s'intese milady che rientrava nella sua camera. D'Artagnan si slanciò subito nel suo armadio; appena vi si era chiuso, si sentì suonare il campanello.
Ketty entrò dalla sua padrona, e non lasciò la porta aperta; ma il tramezzo delle due camere era così sottile, che s'intendea presso a poco tutto quello che si diceva dalle due donne.
Milady sembrava ebbra di gioia; ella si faceva ripetere da Ketty i più piccoli particolari della pretesa conversazione, fra la sua confidente e de Wardes, in che modo aveva ricevuto la lettera, come le aveva risposto, quale era l'espressione del suo viso, s'egli sembrava molto innamorato; e a tutte queste domande la povera Ketty, costretta di far buona apparenza, rispondeva con voce soffocata, di cui la padrona non rimarcava neppure l'accento doloroso, tanto la felicità è egoista.
Finalmente, siccome si avvicinava l'ora della sua conversazione col conte, milady fece di fatti spegnere tutti i lumi del suo appartamento, e ordinò a Ketty di rientrare nella sua camera, e d'introdurre de Wardes tosto che si fosse presentato.
L'aspettativa di Ketty non fu lunga. Appena d'Artagnan ebbe veduto dal foro della serratura che tutto l'appartamento era nelle tenebre, si slanciò dal suo nascondiglio nello stesso istante in cui Ketty richiudeva la porta di comunicazione.
— Che cosa è questo rumore? domandò milady.