— Sono io, disse d'Artagnan a mezza voce, sono io, il conte de Wardes.

— Oh! mio Dio! mio Dio! mormorò Ketty, non ha neppure potuto aspettare l'ora ch'egli stesso aveva stabilita.

— Ebbene! disse milady con voce tremante, perchè non entrate? Conte, conte, soggiunse, voi sapete io vi aspetto.

A questo appello, d'Artagnan allontanò dolcemente Ketty, e si slanciò nella camera di milady.

Se la rabbia ed il dolore devono turbare un'anima, è quella dell'amante che riceve, sotto un nome che non è il suo, delle proteste di amore che vengono indirizzate al suo rivale.

D'Artagnan era in una situazione dolorosa, che non aveva preveduta; la gelosia gli mordeva il cuore, e soffriva quasi tanto quanto la povera Ketty, che in quello stesso momento piangeva nella camera vicina.

— Sì, conte, diceva milady colla sua voce più dolce, stringendo la di lui mano fra le sue; sì, io sono felice dell'amore che i vostri sguardi e le vostre parole mi hanno sempre espresso ogni qualvolta ci siamo incontrati. Io pure, io vi amo. Oh! domani, domani, io voglio da voi un qualche pegno che mi provi che pensate a me; e perchè voi non abbiate a dimenticarvene, prendete.

Ed ella passò un anello dal suo dito in quello di d'Artagnan

Era un magnifico zaffiro circondato di brillanti.

Il primo movimento di d'Artagnan fu quello di restituirlo: milady soggiunse: