Porthos credè di essere mistificato, e cominciò a rialzare i suoi baffi, e ad aggrottare il sopracciglio; ma lo sguardo della signora Coquenard lo consigliò alla pazienza.
In questo momento, in seguito ad uno sguardo del procuratore, gli scrivani si alzarono lentamente da tavola, piegarono anche più lentamente le loro salviette, quindi salutarono e partirono.
— Andate, giovanotti, andate a fare la digestione lavorando, disse gravemente il procuratore.
Gli scrivani partirono, la signora Coquenard si alzò, e cavò da una credenza un pezzo di formaggio, dei dolci di cotogno, ed un bodino ch'ella stessa aveva fatto colle mandorle e col miele.
Il signor Coquenard aggrottò il sopracciglio, poichè vedeva troppe vivande.
— Un festino, decisamente un festino! gridò egli agitandosi sul suo seggio, un vero festino! Epulae epularum: Lucullo che pranzo da Lucullo!
Porthos guardò la bottiglia che era vicina a lui, e sperò di pranzare col vino, pane e formaggio; ma il vino mancò ben presto, la bottiglia era vuota: il signore e la signora Coquenard fecero sembiante di non accorgersene.
— Sta bene, disse a se stesso Porthos, eccomi avvisato per un'altra volta.
Passò la sua lingua sul piccolo cucchiaio di dolci, e si agglutinò i denti nella pasta colante della signora Coquenard.
— Ora, diss'egli, il sacrifizio è compiuto.