— Infame! infame! urlava milady.
Ma d'Artagnan, cercando sempre la porta, si teneva sulla difesa.
Al rumore che essi facevano rovesciando i mobili, ella per balzare su lui, ed egli per garantirsi dietro ai mobili di lei, Ketty aprì la porta. D'Artagnan, che aveva incessantemente manovrato per ravvicinarsi a questa porta, non ne era più lontano che tre passi. Con un solo slancio balzò dalla camera di milady in quella della servente, e rapido come il lampo, richiuse la porta, contro la quale egli si appoggiò con tutto il suo peso, nel mentre che Ketty chiudeva la serratura.
Allora milady cercò di rovesciare la parete che la chiudeva nella sua camera, con forza molto al disopra di quella di una donna, quindi, quando vide che era cosa impossibile, crivellò la porta a colpi di pugnale, dei quali qualcuno trapassò la spessezza del legno.
Ciaschedun colpo era accompagnato da una imprecazione.
— Presto, presto, Ketty disse d'Artagnan a mezza voce quando la serratura fu chiusa, fammi sortire dal palazzo, o se noi le lasciamo il tempo di fare il giro, ella mi farà uccidere dai lacchè: sollecitiamo; capisci tu? si tratta della vita, o della morte.
Ketty non capiva che troppo. Ella lo trascinò per le scale nell'oscurità. Era tempo. Milady aveva già suonato e svegliato tutto il palazzo; il portiere tirò il cordone alla voce di Ketty, nello stesso momento che milady gridava dalla finestra.
— Non aprite!
Il giovine se ne fuggì, nel mentre che essa minacciava ancora con un gesto impotente. Nel momento in cui ella lo perdè di vista, cadde svenuta nella sua camera.