Grimaud allora si contentò di mostrare col dito d'Artagnan al suo padrone.

Athos, per quanto fosse flemmatico, scoppiò in una risata nel vedere l'aria sconvolta del suo giovane camerata.

— Non ridete, amico mio, gridò d'Artagnan, in nome del cielo! non ridete, perchè sull'anima mia ve lo dico, non vi è niente da ridere.

Pronunciò queste parole con un'aria così solenne, e con uno spavento così vero, che Athos lo prese subito per le mani gridando:

— Sareste voi ferito, amico mio? voi siete molto pallido.

— No, ma mi è accaduto un terribile avvenimento. Siete voi solo, Athos?

— Per bacco! e chi volete che sia da me a quest'ora?

— Bene, bene.

E d'Artagnan si precipitò nella camera di Athos.

— Eh! parlate, disse questi chiudendo la porta, e mettendo il chiavaccio per non essere disturbato; è forse morto il re? avete forse ucciso il ministro? voi siete tutto sossopra: parlate, dite, perchè io moro d'impazienza.