— In questo caso state all'erta voi. Se il ministro non vi ha in un gran conto, per l'affare di Londra vi ha in un grande odio: ma siccome in fin dei conti non vi può rimproverar niente apertamente, e che bisogna che l'odio si soddisfaccia, particolarmente quando è odio di un ministro; state in guardia! Se uscite, non uscite mai solo; se mangiate, prendete le vostre precauzioni; non vi fidate d'alcuno finalmente, e neppure della vostra ombra!

— Fortunatamente, disse d'Artagnan, che si tratta di giungere soltanto fino a dopo domani sera senza incontri, perchè una volta all'armata, spero bene, non avremo a temere degli uomini.

— Frattanto, disse Athos, io rinuncio ai miei progetti di reclusione e verrò ovunque con voi; bisogna che ritorniate alla strada Fossoyeurs. Io vi accompagno.

— Sia, mio caro Athos; ma lasciatemi prima restituirvi l'anello che ho ricevuto da questa donna. Questo zaffiro è vostro. Non mi avete voi detto che questo era un gioiello di famiglia?

— Sì, mio nonno lo comprò per due mila scudi, per quanto ho poi sentito ripetere da mio padre. Faceva parte dei regali di nozze di mia madre; egli è magnifico. Mia madre me lo regalò, ed io, pazzo che fui! piuttosto che custodirlo come una santa reliquia, lo regalai a quella miserabile.

— Ebbene, riprendete questo anello che capisco vi dee essere caro.

— Io! riprendere questo anello dopo che è stato in dito a quella infame? giammai! giammai! questo anello è lordato, d'Artagnan.

— Allora, vendetelo o impegnatelo. Vi daranno almeno un migliaio di scudi. Con questa somma voi potete provveder bene ai vostri affari. Poi, al primo danaro che vi giungerà, lo leverete di pegno, e lo riprenderete purgato dalle sue antiche macchie, poichè sarà passato per le mani degli usurai.

Athos sorrise.

— Voi siete un grazioso compagno, diss'egli, mio caro d'Artagnan. Colla vostra continua ilarità, rialzate dall'afflizione i poveri spiriti oppressi. Ebbene! sì, impegneremo questo anello che mi appartiene, ma ad una condizione.