— Quale?

— Che vi sieno cinquecento scudi per voi, e cinquecento per me.

— Vi pensate voi, Athos! Io non ho bisogno del quarto di questa somma. Io che sono nelle guardie, e vendendo la mia sella con i suoi annessi, ne ricavo quanto mi occorre. Che mi abbisogna? un cavallo per Planchet, ecco tutto. Poi, voi dimenticate che io pure ho un anello.

— Al quale mi sembra, che voi siate molto più attaccato di quello che non sono io al mio; almeno ho creduto accorgermene.

— Sì, perchè in una circostanza estrema, non solo può cavarci da qualche imbarazzo, ma ancora da qualche gran pericolo. Non è un semplice diamante, ma è ancora un talismano incantato.

— Non vi capisco, ma credo però a quanto dite... Ritorniamo dunque al mio anello, o piuttosto al nostro — voi avrete la metà della somma che ci verrà data sopra esso, o lo getto nella Senna; e dubito che come Policrate, qualche pesce non sarà così compiacente per riportarcelo.

— Ebbene dunque, io accetto, disse d'Artagnan.

In questo momento Grimaud entrò accompagnato da Planchet; questi era inquieto pel suo padrone, e curioso di sapere cosa gli fosse accaduto.

Athos si vestì, e quando fu vicino a uscire, fece a Grimaud il segno di un uomo che prende la mira. Questi si mise tosto il suo moschetto sotto il braccio e si dispose a seguire il suo padrone.

D'Artagnan e Athos, seguiti dai loro lacchè, giunsero senza alcun accidente nella strada Fossoyeurs.