— Senza dubbio noi vi caveremo di là; ma frattanto, siccome dobbiamo partire dopo domani, fareste assai meglio di non esporvi a questo pericolo.

— Facciamo meglio, disse Athos, non lo lasciamo in tutta la serata. Aspettiamolo ciascuno ad una porta del palazzo, e ciascuno con tre moschettieri dietro a noi. Se vediamo uscire qualche carrozza con gli sportelli chiusi e vi è apparenza sospetta, vi piomberemo sopra. È qualche tempo che non abbiamo avuto nulla a dividere colle guardie del ministro, il sig. de Trèville ci crede morti.

— Decisamente Athos, disse Aramis, voi siete fatto per essere un generale d'Armata: che dite del piano, signori?

— Ammirabile, ripresero tutti in coro.

— Ebbene! disse Porthos, io corro al quartiere, prevengo i nostri camerati di tenersi pronti per le otto, il luogo di riunione sarà sulla piazza del Palazzo del ministro; in questo mentre voi fate insellare i cavalli dai lacchè.

— Io non ho cavallo, in fede mia, disse d'Artagnan, andrò a farne insellare uno dal sig. de Trèville.

— È inutile, disse Aramis, voi ne prenderete uno dei miei.

— Quanti ne avete dunque? domandò d'Artagnan.

— Tre, rispose sorridendo Aramis.

— Caro mio, disse Athos, voi siete certamente il poeta meglio pagato di tutta la Francia e Navarra.